Dopo la grande (ed infantile) illusione, negli anni Sessanta,
in merito alla morte presunta del figurativo - illusione nutrita e propagandata
da frange cospicue della cultura visiva - ecco il tempo smentire ogni
estremismo.
Ancora una volta, brevi anni sono bastati a far rientrare
quegli eccessi, quei folclorismi delle neoavanguardie, quel loro pretendere che
la cultura possa procedere a senso unico per più di qualche attimo.
Pochi anni: e già nella seconda metà degli anni Settanta le
espressioni figurali - nella pittura come nella scultura - irrazionalmente
estromesse attraverso la porta sono cominciate a rientrare dalla finestra.
Ultimamente il fenomeno s'è Irrobustito. Cosicché anche
moltissimi esponenti delle neoavanguardie - col pretesto ora del simbolico, ora
della critica del costume (inflazionata), ora di chissà quali ironie o analisi -
hanno ritirato fuori forme pittoriche e scultoriche che, inequivocabilmente,
rivelano di nuovo l'immagine figurale: ovvero oggettiva e riscontrabile col
reale. A parte l'inutilità dell'annosa, pluridecennale e stantia diatriba tra
forme astratte e figurali, quel che si può dedurre da tutti questi "voluti" e
grotteschi decessi e resuscitamenti, è che l'arte era e resta al di sopra delle
parti e della testamentarietà. L'arte ha i suoi esponenti validi ed invalidi; ha
i suoi chiacchieroni ed i suoi dinamici o silenti autentici operatori. C'è posto
per tutti: nella vita come nell'arte, che della prima è proiezione. Tuttavia,
per fortuna, l'espressione artistica sopravvive o vive ben oltre i dogmi spesso
settari ed i circuiti chiusi di determinate estetiche. Pertanto: figurativi o
astratto-geometrici, informali o surreali, neodadaisti o citazionisti,
concettuali o postmoderni, ecc., artisti come ad esempio lo scultore Tonino
Scuccimarra di Roma sono artisti e basta.
La tipologia delle forme è un argomento del discorso; non è
il tutto. Il tutto è la creatività, quando c'è. Le linee andamentali di essa,
leragioni argomentative, i motivi estetico-tematici e quant'altro conferiranno
ragioni critiche di collocazione al discorso sulla creatività che resta la
struttura portante d'un artista. Il quale non è tale senza questa struttura.
In altri termini un artista autentico è tale
indipendentemente da prevalere - negli anni in cui opera - di questa o di quella
estetica (e moda). Tanto - lo dice Pascal - "una filosofia supera l'altra in una
perpetua routine". Figurarsi se si può star dietro alle evoluzioni involuzioni e
febbri varie del gusto; che ogni giorno si susseguono a vertigine, cosicché
l'una estingue l'altra. Per cui come si pud pretendere d'affermare che questa o
quella sia la nuova, la vera arte? Tanto più che il giorno dopo tutto cambia?
Così le "certezze' assumono presto il ruolo di neve al sole. A voler vedere ed a
saper vedere oltre il contingente, ecco che la figurazione d'un giovane scultore
come Scuccimarra - dotate peraltro di rarissima ed eccezionale perizia tecnica -
va analizzata al di sopra e al di là delle tendenze facinorose del momento. Sia
la forma emblematica che quella reale possono essere arte oppure non arte: tutto
dipende dal loro grado di differenziazione poetica da mero realismo della vita.
Ora va detto che tale differenziazione sussiste nella produzione migliore di
Scuccimarra. Quella produzione che attinge alla grazia insita - naturaliter -
nella figura umana quando essa è spontanea e semplice.
Questo giovane autore è privo di qualsiasi doppiofondo
mentale ir ogni istante della sua vita: e dunque anche quando si dispone d
fronte alla forma da modellare. Di fronte alla terracotta, al marmo, a bronzo -
sempre - egli prospetta la medesima sorgività di artista incorrotto delle età
più antiche: quando si guardava lontano e non si era schiavi del vuoto e
dell'inutile come oggi. E tutto - per gì artisti autentici - era scoperta, era
luce ed era verità, da intuire e rivelare.
Scuccimarra è dunque nella condizione estetica ed etica
ideale per conferire continuità a tutta quella cultura visiva affidata
all'immagine riconoscibile, che si principia nei tempi più lontani della
civiltà.
Immagine che ha le sue radici e la sua storia, e che deve
continuare lungo i suoi binar! di valore; i quali oggi non sono né possono
essere un'esclusiva delle forme astratto-simbolico-surreali, né di varia
ricerca. Quel che conta - in tutte le epoche - è di operare con autenticità
secondo la propria vocazione e le proprie scelte formali. Ed è questo che fa
Scuccimarra: poeta dell'analisi della figura umana.
In particolare egli approfondisce il volto e - fra tanta
dissacrazione e negazione oggi dilaganti - lo restituisce con una grazia e con
una sensibilità e con uno "spirito di finezza" che sorprendono. Fatto è che
nell'humus culturale e spirituale di Scuccimarra non sono entrati, non entrano e
non riescono ad entrare, quel decadimento morale e quella mancanza di
raccoglimento e di riflessione, che rendono così piatta e falsa e vana tanta
esercitazione artistica degli ultimi anni.
Plasmatore e poeta della forma piana e lineare, intimista e
lirica, Scuccimarra affronta i bronzi e le terrecotte, i bozzetti e gli studi,
con una predisposizione affermativa della vita e quindi rivelativa del maggior
numero di valori di essa.
Anche quando l'artista affronta il sempre arduo soggetto
animale, ebbene egli non viene meno a quel suo trasporto positivo per ciò che
vive e che dunque è opera della natura e del mistero. Spesso la figura umana è
accanto a quella animale: in esemplari gruppi bronzei di pregevole fattura e di
accurata sintesi formale. Altre volte un cane o un cavallo sono soli, e vibrano
nei caratteri della loro tipica vitalità.
Grazie alla sensibilità della "Domus Dei" e particolarmente
dello studioso Alessandro Del Monte che molto stima e sostiene Scuccimarra, lo
scultore affronta benissimo anche i complessi soggetti religiosi. E in questa
tematica la spiritualità intatta dell'artista assume un fervore ancora più
intenso: proteso con ansia, ma anche con equilibrio, ad interpretare ed a
prospettare il più possibile la statura mistica della Vergine o di questa o
quella figura santa della storia della Chiesa.
Il plasticismo di Scuccimarra è tutto improntato alla misura
ed all'escavazione di quanto di più sorgivo esista nel soggetto affrontato. Ne
sortisce una scultura (nel bronzo come nella terracotta) tutta vibrazioni, tutta
evocazioni e sorgivamente liriche. Una scultura figurale, interamente ed
integramente figurale; senza ambiguità. Ma scultura figurale che nella sintesi
rigorosa del tratto nell'essenzializzazione massima dei modellati, nella
ritmicità delle corde psicologiche, nelle pulsazioni elettriche ed umane che
tutta la pervadono, trova il suo spazio legittimo e la sua chiave d'attualità e
di trasfigurazione morfologiche: anche nei confronti degli stilemi delle arti
visive più avanzate o presunte tali. Tonino Scuccimarra si colloca, in
definitiva, come uno scultore d'impianto classico. Sopra questo impianto
classico egli sviluppa i suoi personali ritmi: interpretativi del lessico
quotidiano specifico dei nostri anni.
Le scelte formali di Scuccimarra, nonché le movenze delle sue
figure, i volumi, i modellati, le luci e le ombre, il taglio e così via,
rivelano un autore moderno che non idealizza secondo i pararnetri della
statuaria classica. Tuttavia Scuccimarra, pur non ricalcando supinamente il
passato ecco, da consapevole esponente della sua epoca, che alla sconfinata
idealità dell'antico attinge emblematicamente solo un piccolo prisma
incontaminato. Il quale altro non è che un valore del quale il nostro tempo
sembra essere così frequentemente e radicalmente privo. Quale è questo valore?
E’ quella leva, immateriale ed interiore, della civiltà spirituale che è tipica
ed immanente negli artisti autentici ed incorrotti d'ogni tempo. Civiltà dello
spirito: con cui la condizione umana si riscatta dalle brutalità ancestrali e
nuove dell'esistenza.